Non è facile parlare di identità! Cercare di capire chi siamo... se esiste una parte profonda di noi eterna e immortale, combinata con altre cangianti e impermanenti, è il lavoro di una vita intera! Ma se non possiamo ancora dire con certezza chi siamo, possiamo senz’altro iniziare a dire chi non siamo, o chi ci hanno fatto credere di essere. Ormai tutti sappiamo bene che la formazione della nostra personalità è influenzata dall’esterno e i primi “influencer” del nostro subconscio sono i nostri genitori; seguono poi parenti, amici, educatori, colleghi e via dicendo. Così, la bambina e il bambino crederanno a ciò che la mamma e il papà dicono di loro, a ciò che la maestra dice di loro e via di seguito, fin quando da grandi inizieranno a riflettere, a percepirsi con più consapevolezza e, forse, a vedersi diversi! La scoperta delle identità proiettate su di noi è sempre sconcertante, perché ci fa rendere conto dei ruoli che, inconsapevolmente, siamo stati costretti a interpretare: i classici “salvatore, vittima e carnefice”. A quel punto, possiamo iniziare seriamente a guardarci meglio, a ridefinirci e a fare il punto della situazione su noi stessi. Questo processo può essere accompagnato da rabbia, frustazione, tristezza o altro: tutti sentimenti che nascono dalla scoperta di una manipolazione - involontaria, certo! - che qualcuno ha condotto su di noi. E come se ne esce? Nella mia esperienza, ho notato che basta vederlo! Il semplice osservare quanto accaduto già cambia le cose: piano piano gli schemi si abbattono e i vari membri della famiglia (o dei gruppi ai quali apparteniamo) si riposizionano. Si può condurre questo processo senza mettere alla forca coloro che ci hanno disegnato intorno un’identità spesso non corrispondente alla nostra realtà interiore? Non saprei! Hellinger dice che la cattiva coscienza è un passo utile e necessario per ristabilire gli equilibri nei rapporti. Io, però, lo spero! Spero che ognuno di noi possa avere sufficiente compassione per iniziare a guardarci l’un l’altro come semplici esseri umani che fanno del loro meglio: a volte sbagliando, a volte facendo bene, ma sempre all’interno della cornice dei propri limiti, così come delle proprie migliori qualità.
